LA GRANDE STORIA DI THAT’S AMARO
Che ci fanno insieme un cuoco, un bartender e un ex farmacista a Roma?
Innanzitutto si vogliono bene, perchè senza questo bene avrebbero mollato al primo imprevisto.
Discutono di continuo pur trovando sempre una soluzione.
Si sostengono e aiutano a vicenda, perché comprendono che il benessere di uno diventa quello di tutti e che una singola risata vale per tre.
Fanno THAT’S AMARO e lo fanno per gioco, almeno inizialmente, con la spensieratezza e l’ingenuità tipica di chi è alle prime armi, riscoprendosi però caparbi, ambiziosi e capaci.


Il cuoco, Jacopo, è il più esuberante di tutti, spesso fuori le righe. Pensa a duemila cose insieme, convinto di poterle attuare tutte in maniera perfetta, ma alla fine si scontra con la realtà dei fatti.
Il bartender, Daniele, è il lamentone, quello che si deve scrivere le cose sull’agenda altrimenti se le dimentica, ma che non sbaglia un colpo.
L’ex farmacista, Eugenio, è il saggio della squadra. Lui sa bene che le cose hanno bisogno del loro tempo, che la fretta spesso non è un’alleata, ma una vipera pericolosa.
Dedicano loro stessi all’amaro del numero 21. Ventuno come le botaniche selezionate; 21 come il natale di Roma, la città che fa da sfondo alle loro serate di lavoro e confronto.
21 sono le ore che hanno lasciato le erbe in cottura a temperatura controllata, quando per la prima volta decisero di vedere che “minestrone” uscisse fuori dalla loro unione con alcol e zucchero.
E 21 è il numero della fortuna, dell’equilibrio, dell’amicizia e dell’elevazione personale.
That’s Amaro è il prodotto, l’azienda e lo scopo di questi tre folli amici, per i quali, tuttavia, rimane più importante il viaggio che la meta.
Con affetto e con AMARO, Jacopo, Daniele e Eugenio.
